Per quanto possa sembrare macabro o incredibile, il problema dell’inquinamento da cadaveri è molto sentito dalle parti del fiume Gange; un po’ come la scomparsa delle tartarughe, del resto,. Per proteggere la popolazione dall’impoverimento di bracconieri e contrabbandieri, ogni anno vengono lasciate nel fiume più di mille tartarughe. Per quanto la maggioranza delle tartarughe acquatiche sia onnivora, cioè mangi praticamente qualsiasi cosa, alcune specie iniziano come onnivore quando sono molto piccole, e poi cambiano abitudini alimentari in erbivori puri o carnivori, a seconda delle specie a cui appartengono. O magari diventano vegan (si scherza).

La storia inizia già negli anni Ottanta, per la verità: succede quando il governo indiano annuncia ufficialmente un piano per il rilascio nel fiume Gange di tartarughe carnivore, allevate appositamente. C’è di mezzo la fede indù, e si considera salvifico essere cremati sulle rive del fiume e poi scaricati letteralmente nell’acqua. Ma in alcuni casi avviene qualcosa di vagamente macabro: i cadaveri finiscon bruciati solo in parte e, stando ad un servizio della BBC, i cadaveri di coloro che non possono permettersi di essere cremati vengono gettati nel fiume per intero.

Centinaia di anni fa, queste tartarughe prosperavano nel Gange fino a quando non furono uccise dai cacciatori per la carne, ha raccontato un cliccatissimo articolo sul Los Angeles Times. Ad oggi, il governo ha iniziato ad allevarle in una fattoria vicino a Lucknow, abituandole al sapore di organismi morti per evitare che possano inavvertitamente sviluppare un gusto per quelli vivi.